• Marzio Fait

Trattato del Quirinale: Italia e Francia provano a superare le divergenze in nome del bene comune


Venerdì 26 novembre 2021 Italia e Francia hanno firmato il Trattato del Quirinale. Questo accordo di cooperazione bilaterale rafforzata permetterà ai due Paesi di collaborare congiuntamente su varie questioni. Dalla politica europea alla politica migratoria, dalla difesa all’economia, ma non solo: il trattato contiene anche delle indicazioni per la politica estera, la sicurezza, l’istruzione, l’industria e la cultura.


Come previsto dalla nostra Costituzione, il Trattato è stato firmato dal presidente del Consiglio, ma il nome e la sede indicati per finalizzare l’accordo, il Quirinale, sono stati scelti per rimarcare l’importanza delle relazioni tra Roma e Parigi - negli ultimi anni non sempre idilliache. Servono poi anche per ricordare quel Trattato dell’Eliseo, firmato da Francia e Germania nel 1963, che contribuì a dare nuova linfa ai rapporti tra i due paesi e a intensificare il loro peso all’interno della Comunità Europea. Un’intesa confermata e ampliata nel 2019 da Merkel e Macron con la firma del Trattato di Aquisgrana.

Il Trattato del Quirinale è composto da dodici articoli: ognuno di essi elenca gli ambiti di cooperazione e le modalità attraverso cui i governi dei due paesi proveranno a confrontarsi e a perseguire gli obiettivi fissati. All’interno del Trattato è stata data particolare rilevanza alla cooperazione in materia di politica internazionale, con un focus sui teatri del Mediterraneo e dell’Africa, da sempre luoghi di comune interesse per motivi strategici e geografici. Un'ulteriore attenzione particolare è stata riservata anche a sicurezza - con l’introduzione di una cooperazione transfrontaliera tra le due polizie - e difesa.


I due Paesi hanno mostrato l’intenzione di collaborare maggiormente nell’area del Mediterraneo in seguito alla mancata coordinazione europea nella gestione della crisi libica e migratoria. Anche per questo motivo, il testo del Trattato include un impegno a rafforzare il pilastro europeo della NATO, un tema da sempre molto caro a Macron. Grande importanza è stata riservata anche ai settori dell’industria e dell’economia.

Per far sì che la cooperazione sia proficua, Italia e Francia si consulteranno periodicamente per delineare un’agenda comune, anche in vista degli incontri europei e internazionali, e organizzeranno un vertice governativo bilaterale annuale. Periodicamente i ministri italiani e francesi potranno partecipare a un Consiglio dei ministri dell’altro Paese.

Come riporta il diplomatico Michele Valensise su HuffingtonPost, i meccanismi di consultazione periodica serviranno a valutare i propri interessi, a superare eventuali divergenze e a promuovere possibili sinergie.


Ma perché tanto rumore intorno a questo nuovo trattato? Innanzitutto, perché pone fine a quel lungo periodo di incomprensione che ha dominato i rapporti diplomatici italo-francesi. Inizialmente un accordo di cooperazione tra i due Paesi era stato annunciato per il 2017, quando alla guida dei due governi si erano appena insediati Gentiloni e Macron.

L’iter però andò incontro a un rallentamento a causa delle tensioni nate dal mancato accordo sull’acquisto di Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri. Una questione spinosa, che ha trovato la sua conclusione solo pochi mesi fa. I problemi nella gestione della crisi migratoria - ricordate Bardonecchia, quando alcuni agenti della dogana francese entrarono in una saletta della stazione locale? - e della situazione in Libia non fecero altro che acuire le tensioni.


Ma fu con la nascita del primo governo Conte, sovranista ed euroscettico, che i rapporti tra i due paesi toccarono il punto più basso. Salvini, da ministro dell’interno, criticò aspramente Macron per le sue decisioni sui migranti e sulla Libia, mentre Di Battista e Di Maio, allora ministro dello sviluppo economico, decisero di incontrare i leader della fazione più estremista dei gilet gialli. Una scelta che portò al richiamo dell’ambasciatore francese a Roma.


Con la nascita del secondo governo Conte prima, e l’insediamento di Draghi poi, i rapporti tra i due Paesi sono tornati progressivamente alla normalità.


L’altro motivo per cui questo accordo desta così tanto interesse è la possibilità che possa contribuire a ridefinire i rapporti di forza all’interno dell’Unione Europea e a rilanciare il processo di integrazione. La firma del Trattato, infatti, si colloca in un momento storico particolare per la storia dell’Unione Europea. Dopo sedici anni, Merkel lascia la guida della Germania e, de facto, anche dell’UE. Ma non solo: a dicembre la Francia assumerà la presidenza del Consiglio dell’UE. Un’occasione importante, considerato che il Consiglio, nelle sue varie declinazioni, coordina le politiche economiche generali degli Stati membri e definisce la politica estera e di sicurezza comune.

Il Trattato del Quirinale permetterebbe all’Italia di rafforzare la propria posizione in Europa in un momento in cui il futuro cancelliere federale tedesco, Olaf Scholz, dovrà concentrarsi sulla politica interna, dopo l’uscita di scena di Merkel. Una cooperazione, quella franco-italiana, che potrebbe avere delle ripercussioni anche sulla politica economica dell’Unione.

In ogni caso, come riportato dal Post, il trattato stretto dalla Francia con l'Italia, per quanto denoti delle somiglianze con quello tedesco, non lascia trasparire la volontà strategica dei transalpini di rivedere le proprie storiche alleanze. Anzi, c’èchi fa notare che il Trattato favorirà proprio la posizione della Francia, che diventerà l'unico paese europeo a poter beneficiare contemporaneamente di due patti di cooperazione rafforzata. Un problema che secondo Giampiero Massolo, presidente dell’ISPI, non si pone. Al contrario l’Italia dovrebbe spingere per un’intesa simile anche con la Germania per completare una triplice accordo che permetterebbe un rafforzamento dell’Unione.

In conclusione, il Trattato del Quirinale rappresenta una prova di maturità da parte dell’Italia, che prova a superare i rancori del passato e, per la prima volta nella propria storia recente, stringe un accordo bilaterale con un altro paese dell’Unione.


Resta ancora da vedere, in ogni caso, quali potranno essere le implicazioni del trattato in campo industriale ed economico. Come riposta l’ISPI alcuni osservatori vedono "nella rafforzata cooperazione industriale ed economica, il rischio di un ‘effetto boomerang’ che trasformi la collaborazione tra i due versanti alpini, in acquisizioni da parte dei giganti francesi nei confronti dei ‘gioielli di famiglia’ italiani. Preoccupazioni non troppo peregrine se nel pieno della prima ondata pandemica il governo, aveva esteso la disciplina del golden power anche ai soggetti intra-Ue".


A penne più competenti della mia il compito di analizzare la questione.