• Elisa Egidio

Da Ulisse ai nuovi hacker. Come fregare (e far fuori) il nemico in modo indolore.

Nel cyberspazio, quinta dimensione della conflittualità, la furbizia è donna.


Profili fake di donne avvenenti per localizzare l’esercito nemico. Adescati sui social, alcuni soldati russi hanno rivelato la propria posizione attraverso l’invio di foto geolocalizzate. Un colpo che ha consegnato all’artiglieria ucraina una base militare vicino a Mariupol.


Una trappola al miele virtuale, dalle conseguenze reali e devastanti.


Tutto merito di Hackyourmom, gruppo hacker fondato da Nikita Knysh, programmatore ed ex dipendente dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina.


Immagine di Pixabay

Un successo forse inaspettato per una squadra di nerd che aveva la sua postazione iniziale nello scantinato di una fabbrica di portafogli e che si è ritrovata catapultata in una doppia guerra: militare e informatica.


Chi di seduzione ferisce, di seduzione perisce.

Indurre il nemico a calare le brache con l’inganno è davvero un’impresa meritoria?


L’astuzia o intelligenza strategica (in greco metis), che cammini su un paio di tacchi a spillo o su un bot, nell’epica omerica, come ricorda Antonio Scurati in Guerra, ha il volto inconfondibile di Ulisse.


L’artefice del cavallo di Troia, declassato al rango di anti-eroe proprio per quella scaltrezza che gli consente di farla sempre franca e di tornare a casa.


Un lusso che Achille, eroe per antonomasia, destinato a trovare la gloria nella “bella morte” sul campo di battaglia, non può permettersi:

”Avrò perduto per sempre la possibilità del ritorno (nostos), ma avrò guadagnato la fama immortale (kleos)”

(Iliade, IX, 413).


Una posta troppo alta per chi non è disposto a rischiare, avverte Achille in un episodio del IX libro dell’Iliade.


Rivolgersi ad Agamennone e a Ulisse perché “escogitino uno stratagemma”.

Questo il sarcastico consiglio del Pelide ai delegati achei che lo supplicano di tornare a combattere per arrestare l’avanzata dei Troiani e respingere la furia di Ettore “uccisore di uomini”.


Nell’immaginario omerico, dove si combatte a cielo aperto, i valorosi rubano dunque la scena ai furbi, che rimangono dietro le quinte a guardare.


Con l’eliminazione del diritto del più forte si è introdotto il diritto del più furbo

diceva A. Schopenhauer.


Una massima vera per la guerra informatica, che si combatte senza armatura e senza lode, dal seminterrato buio di una fabbrica.


I “cyber Ulisse” incassano dunque una vittoria tanto mediatica quanto anonima. A prendersi il merito, qualche fantomatica pin up dal nickname improbabile, di cui non resterà traccia né nel web né negli annali della storia.