• Lisa Pontoni

Licei Ted, la scuola per la transizione ecologica e digitale. Ma è rischio Greenwashing

Dal prossimo anno partirà il nuovo Liceo per la Transizione Ecologica e Digitale, un percorso quadriennale che coinvolge 27 scuole superiori in Italia, promosso dalle aziende del consorzio ELIS.


Una scuola sempre più professionalizzante e orientata a formare giovani in grado di affrontare le sfide del futuro, come la crisi climatica ed energetica. Così nasce il nuovo Liceo per la Transizione Ecologica e Digitale (TED), parte del più ampio “RiGenerazione Scuola” (il Piano del Ministero per la transizione ecologica) che punta l’attenzione sulle materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).

Liceo Steam Rovereto
Il liceo Internazionale Liceo internazionale Steam di Rovereto, un esempio di sperimentazione quadriennale basato sull’insegnamento delle materie STEM in collaborazione con aziende e progetti innovativi in Trentino.

Competenze sempre più richieste nel mercato del lavoro dove già oggi il 96% delle aziende italiane è alla ricerca di profili in ambito digital ed entro il 2025 avremo 2,4 milioni di occupati in ambito green.


Nel progetto sono coinvolte ben quattro università: Politecnico di Milano, Università di Padova, Bocconi, Università di Roma Tor Vergata.


A far discutere è la partecipazione delle aziende del consorzio Elis, tra cui figurano imprese e multinazionali che con i problemi ambientali hanno molto a che fare in negativo. Troviamo nomi quali Eni, Leonardo (produttore di armamenti), Enel, Snam (trasporto e stoccaggio di gas), ManPower, Toyota, DHL, Autogrill, Anas e tante altre.

Alcuni movimenti studenteschi, in prima linea per la lotta contro la crisi climatica, accusano l’operazione di Greenwashing. Con questo termine si intende l’ecologismo solo di facciata di grandi aziende e istituzioni che cercano di sollevarsi dalle responsabilità dei disastri ambientali.


Anche la pressione delle imprese sul mondo della scuola viene guardata con sospetto. La nuova tendenza sembra essere quella di privatizzare e capitalizzare la formazione, una realtà negli USA dove Amazon già da tempo possiede una propria High School a San Bernardino.


Insomma, l’ecologia insegnata dalle multinazionali non convince gli studenti ma la politica guarda con fiducia al nuovo futuro dell’istruzione e dichiara di essere dalla parte dei ragazzi.


“È un percorso di trasformazione dell’intero sistema educativo. È un modo di organizzare la didattica completamente diverso da prima, è un modo di affrontare tutto il problema dell’apprendimento perché si mette dalla parte dei ragazzi, questo è il passaggio cruciale”, ha affermato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.


“Grazie a questo progetto, dal prossimo anno inizierà per tanti ragazzi un percorso su temi chiave come la transizione ecologica e digitale, con nuovi metodi didattici, una combinazione tra competenze umanistiche e scientifiche, un filo diretto con le aziende ed esperienze come i tirocini e i workshop in rete”, ha commentato Alverà, amministratore delegato di Snam.


A quanto pare siamo di fronte a un punto di svolta per l’intera società globale e la scuola deve rispondere a questi cambiamenti e anticipare i tempi.


Ma è giusto lasciare che alcune delle aziende più inquinanti al mondo si dipingano di verde agli occhi degli studenti? E perché al tema ambientale viene affiancato quello del digitale, le cui tecnologie sono responsabili del 4% delle emissioni globali di co2 (1.850 milioni di tonnellate all’anno)?


Bisognerà trovare presto delle risposte a queste domande che risuonano nelle aule delle scuole occupate in segno di protesta negli ultimi giorni.