• Francesco Zadra

«Sono bambina, non una sposa»

Nel mondo sono 15 milioni le ragazze che si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. Niger, Ciad, Bangladesh, e Guinea sono gli Stati più a rischio a livello globale: secondo i dati delle Nazioni Unite, qui il 60% delle donne si sposa prima dei 18 anni.

Non ci si crederà, ma anche in Italia questo succede più spesso che in molti altri Stati.

Nelle baraccopoli romane, tra il 2014 e il 2016 sono stati celebrati 142 matrimoni, e quasi la metà coinvolgeva almeno un partner minorenne. Di questi, le unioni con sposi di età compresa tra i 16 e i 17 anni ammontava al 77%, mentre nel restante 28% i contraenti erano addirittura tra i 12 e i 15 anni. Questi dati raccolti dall’Associazione 21 Luglio Onlus, sono già superati ma purtroppo tra i più recenti raccolti.


Una ricerca elaborata dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l’adolescenza (tenendo conto anche delle situazioni sommerse) conta almeno 2000 casi di spose bambine ogni anno in Italia. Questo dato però è fermo al 2007, poiché nel nostro Paese il dato sui matrimoni che coinvolgono minori non è sottoposto ad un monitoraggio costante.


Dalla stessa fonte apprendiamo che nel 2007 le spose bambine in Italia provenivano soprattutto dalle comunità di India, Pakistan, Bangladesh, ma anche Albania e Turchia. Questo è in parte sostenuto da un’interpretazione radicale delle religioni musulmana o cattolica, secondo le quali una donna può raggiunge l’età per il matrimonio rispettivamente a 9 e 14 anni.


Come se non bastasse, ad aggravare le cose ci ha pensato l'emergenza sanitaria tutt'ora in corso. Secondo le stime dell'UNICEF sarebbero oltre 10 milioni le bambine che, per cause legate direttamente o in maniera indiretta alla pandemia, starebbero correndo il rischio di indossare il velo nuziale fin troppo presto.


Numerosi sono i fattori che contribuiscono. Tra i maggiori l'interruzione dell'attività didattica e la crisi economica. È infatti dimostrato che l'incidenza dei matrimoni che coinvolgono le minori è inversamente proporzionale all'indice di alfabetizzazione e al benessere economico.


Il fenomeno delle spose bambine si registra in ogni continente e latitudine, spesso giustificato dietro la maschera di usanza culturale. È però in molti casi l'estrema povertà della famiglia della sposa a spingere i genitori a "cedere" la propria figlia ad un uomo molto più vecchio in cambio di denaro.


Leggendo il dossier Indifesa – La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo di Terre des Hommes, scopriamo che solo in un terzo dei Paesi in cui è diffuso il matrimonio con uno o più soggetti minorenni la situazione mostra un effettivo miglioramento. Segno che c’è ancora molto lavoro da fare.


D’altronde anche l’Italia ha dovuto fare i conti con questo fenomeno nella sua storia recente. Un servizio televisivo degli anni ’60, riproposto da RAI Storia nella trasmissione “Come eravamo”, rievoca il caso di Ispica (RA): in 20 matrimoni su 100, la sposa aveva tra i 15 e i 12 anni. Di nuovo fa capolino il fattore economico, con fughe d’amore agevolate dalla famiglia dello sposo, così da sfuggire all’onere delle spese matrimoniali.


Sta quindi a noi, e ai nostri rappresentanti politici, il dovere di non ignorare il dolore di queste bambine con l'unica colpa di essere nate in delle società che non le riconoscono come tali. Come ci ricorda lo slogan che dà il nome alla campagna di sensibilizzazione di METE, “Sono bambina, non una sposa”.