• Diego Gasperotti

Tutti i guai di Donald Trump

Dalle presunte responsabilità per l’assalto a Capitol Hill ai supposti tentativi di sovvertire il risultato delle ultime elezioni. Dalla mancata consegna ai National Archives di alcuni documenti – probabilmente riservati – risalenti agli anni della sua Presidenza, alla frode fiscale e alla truffa. L’ex Presidente ha numerosi grattacapi. Ciò nonostante, mantiene salda la sua presa sul Partito Repubblicano e sul suo seguito.

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Lunedì 8 agosto, l’FBI ha perquisito la villa di Donald Trump a Palm Beach, Florida. Gli agenti della Federal Bureau of Investigation erano alla ricerca di alcuni documenti risalenti agli anni della Presidenza di The Donald – alcuni dei quali probabilmente classificati come riservati – che l’ex Presidente si era rifiutato di consegnare ai National Archives.

Donald Trump ha commentato l’episodio, asserendo che la sua casa (Mar-a-Lago) fosse stata posta “sotto assedio” e “occupata” dall’FBI.

Secondo il Presidential Records Act, tutti i documenti presidenziali (e-mail, lettere, appunti, memorie) devono essere depositati e conservati nei National Archives. Sono stati proprio quest’ultimi a denunciare la mancata consegna, da parte di Trump, di almeno 15 scatole di materiale. La questione non è secondaria: chi viene giudicato colpevole di aver trasgredito la legge, non può più accedere ad alcun incarico federale - Presidenza inclusa, ovviamente.


In seguito alla perquisizione, l’FBI ha dichiarato di aver recuperato almeno un centinaio di documenti classificati, alcuni dei quali contenenti informazioni riservate sull’arsenale nucleare. A quanto pare, l’indagine federale potrebbe anche riguardare eventuali violazioni dell’Espionage Act e i presunti tentativi di ostacolare il lavoro degli agenti da parte di Trump – che avrebbe reso inaccessibile di proposito una parte della documentazione presidenziale.


L’analisi del materiale, però, si è dovuta interrompere bruscamente. Lunedì 5 settembre, infatti, la giudice Aileen Cannon – nominata a suo tempo dallo stesso Trump - ha accolto le richieste dell’ex Presidente: per l’esame dei documenti sarà ora necessario nominare un osservatore “neutrale”, da scegliere in accordo con il Dipartimento di Giustizia americano.


Nel frattempo, un’altra indagine federale si sta occupando dei presunti tentativi di sovvertire il risultato delle ultime elezioni americane, culminati con l’attacco dei supporter di Trump a Capitol Hill, il 6 gennaio 2021.

Picture by Tyler Merbler - L’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. All’interno dell’edificio, i membri del Congresso stavano per proclamare Joe Biden 46° Presidente degli Stati Uniti.

In Georgia, invece, molti alleati dell’ex Presidente – tra i quali lo stesso Rudy Giuliani - sono stati citati in giudizio in un processo penale sulle interferenze nelle elezioni del 2020. Al momento Trump non è incriminato, ma ha fatto scalpore la telefonata che fece al Segretario di Stato della Georgia nei giorni successivi alle elezioni, in cui chiese di “trovargli” 11.780 voti – in Georgia Biden lo sconfisse con un vantaggio di 11.779 voti.


Sono inoltre ancora in corso i lavori della Commissione d’indagine sui fatti del 6 gennaio – nominata a suo tempo dalla Camera dei Rappresentanti. Le audizioni della Commissione quest’estate si sono rivelate molto negative per Trump. Secondo Adam Kinzinger, membro della Camera appartenente al Partito Repubblicano, “il Presidente non ha fallito [nel tentativo di fermare l’attacco a Capitol Hill, ndr], ha scelto di non agire”, sperando che l’assalto avesse successo.


Addirittura, secondo la testimonianza di Cassidy Hutchinson – ex assistente alla Casa Bianca – Donald Trump era così desideroso di unirsi ai manifestanti radunatisi nei pressi di Capitol Hill, da tentare di afferrare il volante del SUV presidenziale – strappandolo all’autista - per raggiungerli.


A quanto pare, in quei frangenti numerosi tra i suoi collaboratori cercarono di convincerlo che le elezioni erano perse, e che non vi erano stati brogli: senza però riuscirvi. Al contrario, Trump ha in seguito indetto una raccolta fondi tra i suoi supporter, per finanziare una strategia post-elettorale volta a dimostrare che le elezioni erano state vinte dai Repubblicani.


Il comitato di azione politica Save America ha raccolto quindi oltre 100 milioni di dollari negli ultimi due anni. Il Dipartimento di Giustizia americano, però, ha aperto un’indagine sul Comitato. Allo stesso tempo, secondo la Commissione d’inchiesta sul 6 gennaio, Save America potrebbe non essersi attenuta, spendendo le somme raccolte, agli scopi dichiarati ai donatori, i quali sarebbero stati raggirati.


Sempre a proposito delle elezioni presidenziali vinte da Biden a novembre 2020, la Commissione d’inchiesta sta indagando sul cosiddetto “Fake Electors Scheme”, che Trump e i suoi alleati avrebbero tentato di porre in atto per ribaltare il risultato delle elezioni. In sostanza, si trattava di un piano per certificare – in maniera fraudolenta – che alcuni collegi elettorali fossero stati vinti dal Presidente uscente, e non da Biden.


Infine, la Trump Organization, multinazionale di proprietà di Donald Trump, è attualmente sotto accusa per frode fiscale. La compagnia avrebbe infatti falsificato i conti aziendali. Allen Weisselberg, ex manager dell’organizzazione, ha deciso di patteggiare, dichiarandosi colpevole di almeno una quindicina di reati fiscali.


Donald Trump era stato chiamato a testimoniare, ma si era rifiutato di rispondere alle domande del giudice. Al momento, comunque, non è direttamente coinvolto nell’inchiesta.

Picture by Witchblue/S.F. Roberti - La Trump Tower a New York, sede della Trump Organization.

Nel corso del suo mandato presidenziale (2017-2021), Donald Trump ha avuto un tasso di approvazione medio del 41%.


Secondo alcuni dati della University of Texas at Austin aggiornati a febbraio 2022, il 40% degli americani è ora in completa opposizione a Donald Trump, e un altro 6% gli si oppone con più moderazione. Il 26%, però, vede la sua figura molto favorevolmente, cui si aggiunge un 17% che si dichiara a lui moderatamente favorevole. Nel mezzo, un 8% equidistante e apparentemente neutrale.


Ad oggi, Trump è ancora saldamente al comando del Partito Repubblicano, e i repubblicani che hanno provato ad opporglisi, o a denunciare il suo atteggiamento ambiguo nei confronti dell’assalto a Capitol Hill, sono stati isolati e attaccati duramente.


Le varie vicende giudiziarie che lo coinvolgono potrebbero impedirgli di ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Eppure, per una certa fetta della popolazione americana e del Partito Repubblicano, Donald Trump è nei fatti insostituibile. In seguito alle dure parole pronunciate dall’ex Presidente contro l’FBI per la perquisizione della sua villa, si sono registrati alcuni episodi (per il momento isolati) di minacce rivolte agli agenti da parte di comuni cittadini.


Nonostante i suoi numerosi guai giudiziari (o forse proprio per questo), Donald Trump continua a polarizzare gli Stati Uniti.