• Matteo Gibellini

Benzinai di confine, i veri capri espiatori del caro carburante

Sono tempi duri per Fabio, 55 anni, gestore di un distributore di benzina alle porte di Gorizia. Deve fare i conti con quello che è il “turismo del pieno”, fatto di turisti che invece di trascinare trolleys impugnano taniche di benzina.

La situazione in Friuli-Venezia Giulia è insostenibile, nonostante proposte e decreti anti-rincari che attutiscono poco gli effetti degli aumenti dei prezzi. Il problema deriva dal fatto che nei Paesi confinanti i prezzi della benzina sono quasi sempre inferiori, al punto di spingere molti friulani ad oltrepassare la frontiera per fare il pieno, sfruttando la convenienza.


“Tu lavori con il 15% più caro e il cittadino dove va? Va dove costa di meno, ovvero in Slovenia”, dice Fabio. Si parla di un vero e proprio turismo del pieno, che ha però tirato il freno a mano durante la pandemia.

“Durante il blocco totale, per noi benzinai c’era più lavoro, paradossalmente. Quando hanno riaperto i confini si è verificata una perdita di lavoro del 70%”

continua Fabio.


“La media dei clienti durante la pandemia era di 300, adesso siamo sui 70 all’incirca. Siamo ritornati come prima se non peggio. Non si arriva alla paga e molti altri colleghi rischiano di chiudere”.


Alla domanda se le istituzioni siano intervenute o no per rimarginare il problema, Fabio risponde che “Gorizia è un territorio dimenticato sia a livello regionale sia a livello provinciale”. “Basti guardare i numeri, dove nel 1990 sul territorio erano presenti ben 18 distributori di benzina, nel 2005 si è arrivati a quota 8, oggi siamo soltanto in 6”.


Giancarlo, 40 anni, gestisce uno dei distributori targati Esso a Trieste e come Fabio ha assistito agli effetti dell’aumento dei prezzi e al cambio di marcia avuto durante la pandemia. “Abbiamo aperto nel 2014 e ho visto solo un calo del lavoro per il caro carburante”. “Ho due dipendenti che bene o male si occupano della stazione di lavaggio e l’azienda va avanti con questo” dice Giancarlo.


“Ci sono stati tempi migliori in cui si imponevano delle fasce di sconto al punto di avere dei prezzi simili a quelli della Slovenia. Poi hanno tolto questa possibilità ed è venuta meno la convenienza e oggi come oggi molti preferiscono fare il pieno in Slovenia”, continua.


Gli sconti vengono applicati tramite una tessera regionale, secondo un sistema di contribuzione sugli acquisti di carburante per autotrazione a beneficio della popolazione residente. I contributi sono determinati per ciascuna delle due aree di contribuzione nelle quali è suddivisa la Regione: Area 1 a contributo maggioritario e Area 2 a contributo ordinario. Le istituzioni dopo il primo lockdown hanno provato ad aumentare gli sconti e allargare le fasce per depenalizzare il pendolarismo oltreconfine.


Ma nulla da fare. Le tessere danno una piccola agevolazione ma non sono la soluzione e ciò lo conferma Bruna, una signora di 65 anni, gestrice di uno dei distributori di benzina situati a pochi chilometri dal confine con l’Austria, alle porte di Tarvisio.


Bruna ha iniziato a lavorare con i suoi genitori e dall’87, assieme a suo marito, ha preso in gestione l’azienda familiare. “A quell’epoca si stava meglio. Il costo del carburante era circa di 1145 vecchie lire”. Facendo i conti, si parla di 60 cent. a litro. La signora lavora attualmente con suo figlio e si mostra non molto ottimista per il futuro. “Non sarebbe un male se togliessero le accise. Per noi gestori sta diventando una situazione insostenibile”, dichiara Bruna.


In effetti, uno dei fattori principali del repentino incremento del prezzo carburante è dovuto dall’alta percentuale dell’IVA e delle accise, che influiscono del 61,9% sul prezzo della benzina e per il 58,9% su quello del gasolio. Si aggiungono anche le spese per il trasporto della materia prima.


Ma andando ad osservare meglio i dati, ci si rende conto realmente il perché di questo irremovibile esodo di automobilisti e di cosa sono in balìa i gestori che lavorano in quella terra di nessuno.


GlobalPetrolPrices.com mostra che in Slovenia il prezzo medio si aggira attorno a 1.541 euro al litro. Anche se negli ultimi anni ha visto un continuo incremento, resta molto al di sotto del prezzo medio italiano. Dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mise, si può notare il forte incremento dei costi dell’ultimo mese nella parte italiana.


Nel goriziano l’unica rilevazione del Mise, risalente al giorno 17 marzo 2022, equivale al prezzo di 2.269 euro a litro (self) e, pochi giorni prima, si è parlato persino di 2.434 euro a litro per il servito. Il prezzo medio oscilla tra 2 e 2.5 euro a litro sia per la benzina sia per il gasolio.


Con l’entrata in vigore lo scorso 1° aprile del decreto anti-rincari, il prezzo è diminuito e ora si aggira attorno a 1.75 euro. Conseguenza di una riduzione di 25 centesimi sul prezzo al litro del carburante, dell’estensione del bonus sociale per le bollette ad altre 1,2 milioni di famiglie, della rateizzazione delle imposte per le imprese e della riduzione dei costi autostradali per gli autotrasportatori.


In Austria, però, il prezzo medio è superiore a quello sloveno e non molto lontano da quello italiano. Si aggira attorno a 1.716 euro al litro, 20 centesimi in più del prezzo sloveno, ma leggermente sotto rispetto al prezzo medio italiano.


Resta sempre il timore dell’ennesima impennata, tenendo conto delle possibili conseguenze che potrebbero avere un conflitto e una pandemia, ancora in corso, sul lungo termine. E molto probabilmente un nuovo decreto che preveda un esiguo sconto cambia poco la condizione di chi opera a pochi chilometri dalla frontiera.


Un’economia di confine tutta da ri-definire. E i benzinai della profonda Italia, superstiti dei rincari, si possono così consolare. Non sono messi peggio, se pensano ai loro colleghi friulani costretti a far fronte ancora all’inevitabile fuga. Loro restano i veri capri espiatori dei rincari benzina.