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  • Valentina Zanatta

Brexit: è stata la scelta giusta?

Cosa significa lavorare e vivere nel regno unito oggi per i cittadini comunitari.

A distanza di tre anni dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il bilancio per il Paese e i suoi cittadini sembra essere negativo. Secondo l’Office Budget Responsability, l’agenzia governativa che monitora le spese pubbliche del Regno Unito, il Paese avrebbe perso il 4% del PIL da dopo la sua uscita dall’Unione Europea.


Alcuni esperti sostengono che la Brexit stia costando caro al Regno Unito e secondo un sondaggio commissionato a inizio anno dal Guardian, il 58.5% della popolazione, ora voterebbe per rimanere nell'Unione europea.


Inoltre, secondo il World Values Survey, un progetto di ricerca globale che analizza e monitora il livello di fiducia delle persone, a distanza di sette anni dal referendum, i britannici avrebbero maturato più fiducia nelle istituzioni europee che nel Parlamento britannico.


Tutto il continente europeo, come sappiamo, sta vivendo una grave crisi economica, afflitto sempre di più da una galoppante inflazione. Il Regno Unito però, sempre più isolato, sembrerebbe essere l’unica economia tra quelle europee a non aver recuperato la crescita pre-pandemia.

Tra i problemi più gravi che il Paese si trova a dover affrontare c'è sicuramente quello della carenza di personale.

La Brexit avrebbe portato a circa 600 mila lavoratori in meno rispetto all’era pre-pandemia. C’è una notevole carenza di personale soprattutto nei settori della logistica e dell’accoglienza, ma anche in ambito sanitario, dove mancano medici e infermieri. Ad aver lasciato il Regno Unito sono anche molti dei più ricchi banchieri, che ora a Londra preferiscono Francoforte, Parigi o Milano e pure il numero di studenti dell'Ue che si iscrivono alle università britanniche si è più che dimezzato.


Essere parte della comunità europea è certamente un vantaggio e una comodità. Lo è per gli studenti, per i lavoratori, per i pensionati, ma anche semplicemente per chi vuole fare un viaggio. L’importanza dell’Unione Europea, come ben sappiamo, è, tra le altre cose, legata alla libertà dei suoi cittadini di poter vivere, studiare o lavorare ovunque. Il suo motore principale è infatti il mercato unico, che consente alla maggior parte delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone di circolare liberamente in quasi tutto il continente. I singoli paesi dell'UE sono inoltre tenuti a trattare qualsiasi cittadino europeo esattamente come i propri cittadini ai fini lavorativi, previdenziali e fiscali.


Ma cosa significa, ora, lavorare nel Regno Unito dopo che il Paese ha deciso di uscire dall’Unione Europea?

L’ho chiesto ad Alice, una ragazza che si è trasferita a Londra nel 2019, l’ultimo anno, secondo lei, in cui si viveva ancora veramente bene nel Regno Unito.


Alice ha potuto trovare subito un lavoro come cameriera e poi come barista. Le è bastato parlare con la manager del locale ed è stata assunta, senza che le fossero richiesti particolari requisiti. Condizione questa che al giorno d’oggi non si può più pensare di avere.


Bisogna però evidenziare che per chi viveva nel Regno Unito già da prima della Brexit, la situazione non cambia. A questa categoria di cittadini stranieri è attribuito infatti il cosiddetto Pre-settle status che consente di vivere nel Paese per 5 anni, scaduti i quali si ottiene il Settle status. In questo caso, per chi lo detiene, non cambia nulla rispetto a prima.


Cambia invece di molto per i nuovi giovani e lavoratori che vorrebbero trasferirsi nel Regno Unito. Ora, oltre al passaporto e al visto bisogna avere l’invito e il contatto di uno “sponsor” (ovvero il datore di lavoro) e guadagnare più di 25.000 euro all’anno. Il visto, tra l’altro, varia a seconda del settore lavorativo.


Il Regno Unito ha definito, infatti, un sistema di immigrazione a punti e tra i requisiti per ottenere il visto per lavoro dipendente ci sono, per esempio, oltre all'invito del datore di lavoro, la conoscenza della lingua. Mentre prima in molti giovani si trasferivano in Inghilterra per imparare l’inglese, anche da zero, ora è richiesto a tutti gli immigrati un livello B1 per poter lavorare. Il lavoro stagionale è possibile solo in determinati settori tra i quali lo sport, l'intrattenimento e il volontariato.

“Ristoranti e bar”, mi dice Alice, “sono alla disperata ricerca di personale perché non ci sono più così tanti nuovi giovani e immigrati per poter fare questi lavori che i cittadini inglesi, generalmente, non svolgono".

Tuttavia bisogna considerare che, a parte gli aspetti burocratici che complicano l’entrata nel Paese, sulla crisi attuale pesano certamente anche i recenti avvenimenti (quali la pandemia, il conflitto in Ucraina e la conseguente crisi energetica), sarà quindi il lungo termine a rivelare se per il Regno Unito, uscire dalla comunità europea, è stata davvero la giusta scelta.

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