• Luca Sartori

Fare Startup: l’avventura di Stefano Travaglia e AdvisorEat

Il giovane trentino Stefano Travaglia - CEO e fondatore di AdvisorEat - nel 2017 è stato letteralmente folgorato sulla via di Damasco. Durante un viaggio ha avuto una brillante intuizione che, con dedizione e sacrificio, ha saputo concretizzare in un’app.

AdvisorEat fornisce referenze su ristoranti, unendole ad un programma fedeltà, ed è dedicata esclusivamente alle esigenze della clientela Business. L’azienda è cresciuta in questi anni fino ad essere recentemente acquisita da Satispay, il colosso italiano nel settore dei pagamenti elettronici.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con il diretto interessato chiedendogli di condividere questa storia di successo: un esempio per chiunque abbia voglia di fare impresa partendo da zero.


Ma qual è stata la genesi e come è si è sviluppata la startup?

L’idea è nata a Bali. Ero partito in vacanza con l’obiettivo di trovare “qualcosa” di stimolante in cui lanciarmi. Mi sono detto: “sono giovane, un po’ di esperienza l’ho fatta, non ho figli e non sono sposato: posso rischiare. Se fosse andata male sarei potuto sempre tornare al lavoro che facevo prima: e allora proviamoci!”.

È trascorso un anno dall’idea alla sua realizzazione. All’inizio, rientrato dal viaggio, sono tornato alla routine di tutti i giorni. Ma ad un certo punto, confrontandomi con i colleghi, ho guardato se ci fosse qualcosa di simile, e non c’era.

Poi il tutto è successo davvero in modo un po’ folle: lavoravo in questa società, avevo una carriera sicura e di punto in bianco mi sono licenziato, al buio. Sono partito da solo, cosa che non consiglierei di fare a nessuno. Non sapevo quali sarebbero state le difficoltà: è stata un’esperienza in parte brutta perché avevo delle spese che dovevo sostenere da solo, ma anche molto bella perché mi sono subito responsabilizzato.

Ho contatto alcuni locali di Milano ed i ristoratori sembravano entusiasti del progetto, e quindi mi sono convinto. È stata proprio un’avventura. All’inizio facevo tutto io da solo, dal commerciale al customer care, al marketing ecc.


Che cos’è AdvisorEat, a chi si rivolge?

È una S.r.l., iscritta al registro imprese delle startup con sede legale a Riva del Garda (TN) (mentre gli uffici operativi sono a Milano, ndr). Ad oggi abbiamo coinvolto un migliaio di ristoranti in 45 città italiane. La cosa a cui teniamo è avere sempre ristoranti selezionati, in modo che i nostri utenti si trovino sicuramente bene.

Questi utenti sono manager e collaboratori di grandi aziende con noi convenzionate che, fotografando lo scontrino del ristorante selezionato tramite la app, possono accumulare punti da riscattare con gift card dei principali shop online (Amazon, Zalando Decathlon ecc.; ndr) o fare donazioni alle varie associazioni iscritte (WWF, Amnesty International, Unicef ecc.; ndr). Le persone ad oggi iscritte sono quasi ventimila; possono sembrare poche ma, essendo molto “targetizzate”, sono in realtà un bel numero per quello che è questo mondo.


A quali esigenze vuole rispondere questo progetto?

Ho lavorato per diversi anni nell’ambito della consulenza alle grandi aziende, viaggiavo e lavoravo molto, ero perennemente in trasferta e spesso non sapevo dove mangiare.

L’azienda per la quale lavoravo dava anche dei budget importanti per i pasti, dato il dovere ed il piacere di andare a cena fuori con i clienti o tra colleghi. Era difficile scegliere il ristorante, TripAdvisor non sempre consigliava i posti giusti e non sempre potevo andare allo stellato. Mi sono detto: “sarebbe bello avere delle liste di ristoranti dedicate ai professionisti che viaggiano per lavoro con referenze sicure”.

Poi ci ho aggiunto anche il tema del programma fedeltà: chi viaggia per lavoro accumula punti come con le miglia aeree, il treno, o le carte di credito. Ho visto che per i ristoranti non c’era nulla di simile. Da questi bisogni è nata la idea di AdvisorEat.


A livello economico come sei riuscito a tenere in piedi quest’idea?

Non ho preso nessun sussidio e nessun contributo, ci ho messo io i soldi e ho preso subito le cose sul serio, perché rischiavo personalmente: ho fatto una sorta di all-in. Avevo provato anche un bando a Trentino Sviluppo ma poi non mi avevano preso.

La cosa poi ha preso piede ed è cresciuta, sono riuscito a coinvolgere degli investitori anche importanti a livello italiano, come la famiglia Berlusconi e altri cosiddetti Business Angel; grazie a questi investimenti ho potuto allargare il team arrivando ad un massimo di 15 persone coinvolte.


Vi siete poi dovuti scontrare con un imprevisto epocale, quali conseguenze ha avuto la pandemia?

Fino al 2020 tutto andava a gonfie vele ma il covid ci ha dato una vera “mazzata”: lavoravamo molto con la gente in trasferta. Da un giorno all’altro ci siamo trovati con il fatturato a zero. Per fortuna, in quanto startup, siamo molto agili e ci siamo saputi reinventare barcamenandoci con proposte alternative (pasti a domicilio, aperitivi e brindisi aziendali a distanza ecc., ndr).


E poi c’è stata l’offerta di Satispay

Un po’ per caso ho incontrato Alberto Dalmasso, il fondatore di Satispay, e ci siamo trovati molto bene dal punto di vista personale, ancora prima che dal punto di vista del business. Inizialmente parlavamo di una partnership, l’idea era andare ad assistere i pagamenti interni all'app. Poi volevano espandersi nel settore della ristorazione e abbiamo ricevuto un’offerta alla quale è seguita una breve trattativa; in poco tempo siamo arrivati ad un accordo. Ora la proprietà è completamente di Satispay, ed il team è stato interamente mantenuto. Anche io da ottobre inizierò a lavorare come collaboratore, dove seguirò lo sviluppo di una nuova progettualità.

Ciò che conta non è il brand in sé. La prospettiva che il progetto possa marciare più spedito ha contribuito alla decisione di vendere. Al momento gli utenti usano l’app in forma privata, l’idea è che le aziende li spingano a utilizzarla.


Cosa ti aspetta il futuro?

Come tutte le storie si raccontano sempre alla fine; da vincitore quindi dico che è un percorso che ripeterei e anche ripensando alle difficoltà che ho incontrato (soprattutto trovare gli investitori ed i collaboratori giusti, ndr) ora le ripenso con il sorriso.

Starò per un po’ con Satispay perché mi sto trovando molto bene e perché oltre alla proposta di collaborazione mi hanno offerto delle quote. Rimarrei quindi comunque imprenditore, per me è importante ed è anche per questo ho accettato di salire a bordo con loro.