• Emanuele Paccher

Green pass: misura necessaria o discriminatoria?

Attraverso l’introduzione della certificazione verde, sia base che rafforzata, il Governo si è posto due grandi obiettivi. Da un lato la limitazione del contagio, dall’altro la riduzione degli effetti avversi della malattia Covid-19. Le principali critiche? L’incostituzionalità di una simile misura, considerato che va a restringere le libertà delle persone.

In realtà la Costituzione ammette che possano essere previste delle limitazioni alla libertà personale. È necessario però effettuare un giudizio più complesso, considerando i diritti in gioco, i pesi imposti e i benefici che si sperano di ottenere.


Nella situazione attuale si contrappongono da un lato la libertà personale e quella di circolazione, dall’altro il diritto alla tutela della salute individuale e collettiva. La domanda da porsi è: le attuali restrizioni, comportanti pure alcune discriminazioni, sono proporzionate ed adeguate per far fronte all’emergenza sanitaria?


La risposta non può prescindere da un’analisi dei dati. La cosiddetta dose “booster”, ossia la dose di richiamo, ha un’efficacia del 90% contro le ospedalizzazioni. Le sole due dosi proteggono meno: le statistiche oscillano tra una protezione del 40% e il 60%. Meno rosee sono le informazioni che ci pervengono riguardo all’efficacia del vaccino contro la contagiosità: la variante Omicron è decisamente più contagiosa della variante Delta, anche nei confronti delle persone vaccinate.

Si possono trarre le prime conclusioni: il vaccino è fondamentale per combattere la mortalità della malattia e il collasso del sistema sanitario, anche se ha un’efficacia minore nella prevenzione del contagio.

L’organizzazione mondiale della sanità ha detto che il 50% della popolazione italiana avrà a che fare con il virus entro marzo. Alla luce di tutto questo, si può ragionevolmente sostenere che l’introduzione del green pass, sino all’imposizione dell’obbligo vaccinale per alcuni soggetti, sia stata una misura necessaria e costituzionalmente legittima per far fronte all’epidemia.

Ma oggi ha ancora senso mantenere o addirittura innalzare le sanzioni per coloro che non posseggono il green pass? Considerando solo gli over 12, a fine gennaio 2022, oltre il 90% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e l’87% è interamente vaccinato. La popolazione non vaccinata è quindi del tutto residuale. Ed è vero che, dati alla mano, è proprio questa parte di popolazione quella che pesa di più sul sistema sanitario, facendo registrare il maggior numero di morti e di ospedalizzazioni.


È quindi ancora comprensibile, e molto probabilmente legittima, l’introduzione di ulteriori restrizioni per i non vaccinati.


Tuttavia è innegabile che si sia consumata una frattura all’interno della società: vaccinati e non vaccinati. Per cercare di allentare un po’ le tensioni, si potrebbe valutare la possibilità di fare un passo indietro, andando ad eliminare piano piano talune restrizioni e limitazioni. Questo non vuol dire l’abbandono della campagna vaccinale, ma implicherebbe molto semplicemente il concentrarsi su altri canali, come quello informativo ad esempio.


A ciò si aggiunga una considerazione: l’introduzione di restrizioni, anche pesanti, porterebbe sicuramente a far vaccinare tutta la popolazione restia al vaccino? Una discreta parte probabilmente sì, ma è facile presumere che ci sia un nocciolo duro non disposto a vaccinarsi.


Se a ciò si aggiunge il fatto che la stragrande percentuale della popolazione è vaccinata, e mantenendo la forma dubitativa, potrebbe non essere un grande problema il pensare di ridurre la portata del green pass. Tale strumento deve essere un mezzo utile per fronteggiare un’epidemia devastante, non uno strumento di ricatto e di vendetta da utilizzare verso coloro che hanno scelto, follemente secondo chi scrive, di non vaccinarsi.