• Marzio Fait

La Germania al voto: scenari e prospettive per le elezioni del 26 settembre

Aggiornamento: ago 24

Il 26 settembre 2021 sessanta milioni di tedeschi si recheranno alle urne per rinnovare la composizione del Bundestag, il parlamento federale. Una volta entrati in carica i nuovi membri dell'Assemblea provvederanno ad approvare il candidato cancelliere, individuato dal Presidente della Repubblica Federale sulle basi delle indicazioni dei partiti e della ripartizione dei seggi nel Parlamento.

La prossima tornata elettorale sarà rilevante perché sarà la prima senza Angela Merkel, che ha deciso di ritirarsi dalla politica dopo aver ricoperto la carica di Capo del Governo per quattro mandati consecutivi. Per il futuro cancelliere quella di Angela Merkel sarà un'eredità pesante: nel corso degli ultimi sedici anni la Cancelliera è riuscita a far crescere l'influenza e la credibilità della Germania sia a livello comunitario che internazionale, consolidandone il ruolo di potenza politica ed economica.


Come riportato dal New York Times, il successore della Cancelliera avrà il compito di guidare la Germania fuori dalla crisi pandemica, cercando di dare nuova linfa all'economia attraverso i fondi del Next Generation EU, e di rispondere ai crescenti problemi derivanti dalla crisi climatica, causa delle alluvioni che a luglio hanno messo in ginocchio il Paese.


Sul fronte internazionale il nuovo capo del governo sarà chiamato a confrontarsi con l'assertività della Cina in campo commerciale e politico e dovrà definire in maniera chiara i rapporti che legano Berlino a Mosca. La Russia infatti, a partire dal 2022, rifornirà il Paese di gas naturale attraverso il gasdotto Nord Stream 2. Inoltre la Germania, che grazie alla sua economia è de facto leader dell'UE, sarà chiamata a trainare gli altri Stati membri nel processo di transizione verde e digitale indicato dal Next Generation EU.

Queste sono le priorità con cui il futuro cancelliere dovrà confrontarsi. Le modalità con cui le perseguirà però, dipenderanno dal suo partito di appartenenza.


Al momento i partiti più quotati nei sondaggi sono tre: l'Unione Cristiano-Democratica (CDU-Christlich Demokratische Union) di Armin Laschet - successore di Angela Merkel alla guida del partito - sostenuta dall'Unione Cristiano Sociale (CSU), la sezione bavarese della CDU; il Partito Socialdemocratico Tedesco di Olaf Scholz (SPD-Sozialdemokratische Partei Deutschlands) e l'Alleanza 90/Verdi di Annalena Baerbock (Bündnis 90/Die Grünen). I sondaggi però, mostrano come nessun partito detenga la maggioranza assoluta. Verosimilmente la formazione che otterrà più seggi alle elezioni dovrà cercare un'intesa con le altre forze parlamentari per creare un governo (sebbene, come vedremo dopo, le cose potrebbero andare diversamente).


Ad oggi, secondo Politico, la CDU si attesta intorno al 28% dei consensi. Secondo partito sono i Verdi con il 19%, mentre l'SPD detiene il terzo posto con il 16%. Poco dietro seguono i centristi del Partito Liberale Democratico (FDP-Freie Demokratische Partei) al 12% e il partito di estrema destra Alternative für Deutschland all'11%. Fanalino di coda il partito di sinistra Die Linke, con il 7%.


Nonostante la CDU detenga ancora la maggioranza nei sondaggi, negli ultimi anni alcune decisioni impopolari hanno contribuito alla creazione di scontri interni al partito e all'erosione del consenso. Alcuni osservatori individuano l'inizio di questo processo nella politica migratoria che nel 2015 ha portato la Germania ad aprire i confini a un milione di rifugiati.


Anche la discussa gestione della pandemia, la lentezza nella campagna vaccinale e il cosiddetto “scandalo delle mascherine” – che ha colpito i parlamentari cristiano-democratici Georg Nüsslein e Nikolas Löbel – hanno recentemente contribuito ad accrescere la sfiducia degli elettori. Sul piano internazionale, molti cittadini tedeschi ed europei hanno storto il naso per la timida condanna nei confronti della Russia dopo l'invasione della Crimea del 2014 – si tengano a mente gli accordi russo-tedeschi per il Nord Stream 2 - e nei confronti della svolta anti-democratica di Polonia e Ungheria.


Se dovesse essere eletto, Laschet, attuale governatore della Renania Settentrionale-Vestfalia e presidente dell'Unione Cristiano-Democratica, avrebbe l'arduo compito di ricucire le fratture all'interno del partito e di succedere a una figura forte come quella di Angela Merkel.

Ma quante probabilità ci sono che Laschet diventi cancelliere?


Sebbene i sondaggi vadano presi con le pinze è probabile che il primo partito di Germania rimanga proprio la CDU-CSU. Vista la mancanza di una maggioranza assoluta, negli ultimi anni i cristiano-democratici hanno governato insieme ai social-democratici in un'alleanza denominata Grosse Koalition. Se venissero confermate le proiezioni dei sondaggi però un accordo tra CDU e SPD non permetterebbe ai due partiti di raggiungere una maggioranza nel Bundestag, costringendoli ad affidarsi al sostegno interno o esterno di un'altra forza, magari quella dei liberali del FDP.


Ma gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni dai Verdi, che possono contare sulla figura carismatica di Annalena Baerbock e su un consenso sempre più alto, difficilmente potranno essere ignorati. Subentra quindi l'ipotesi Jamaika, ossia un'alleanza tra CDU-CSU, Verdi e FDP, che ha già avuto modo di governare il Land del Saarland dal 2009 al 2012, e che deve il proprio nome alla somiglianza tra i colori della bandiera giamaicana e quelli dei tre partiti.


Verosimilmente in questo caso il cancellierato verrebbe lasciato a Laschet, mentre i Verdi avrebbero la possibilità di far valere le proprie istanze con l'assegnazione di alcuni ministeri di peso. C'è però un'incognita: quella della crisi economica. La CDU sarebbe disposta ad accordarsi coi Verdi su temi sensibili quali cambiamento climatico e transizione verde quando sono in gioco la ripresa economica e industriale post-Covid?


Infine, pensando che la CDU-CSU non voglia condividere il governo con due forze progressiste come SPD e Verdi, che potrebbero limitarne l'azione, non è da escludere una terza ipotesi, quella del "semaforo": un'alleanza tra Verdi, liberali (gialli) e social-democratici (rossi) e la probabile elezione di Baerbock a cancelliera. Una coalizione che ricalcherebbe parzialmente quella vista tra SPD e Verdi durante i due mandati del social-democratico Gerhard Schröder tra il 1998 e il 2005.


Il "semaforo" imprimerebbe una svolta più radicale ad alcuni dei temi che in ogni caso il futuro cancelliere dovrà affrontare nei prossimi anni: cambiamento climatico, transizione verde, equità sociale e posizionamento della Germania all'interno dell’Unione Europea e dell’Alleanza atlantica.