• Luigi Prosser

Profili generazionali, una panoramica

Aggiornamento: mar 4

Se vi dicessimo che oggi i Millennials hanno ormai 40 anni? Che passati i 10 anni d’età sono i figli a consigliare i genitori negli acquisti tecnologici? E che i cinquantenni sono nativi digitali? La popolazione mondiale viaggia verso gli 8 miliardi, ‘giovani’ e ‘vecchi’ non sono più categorie sufficienti a descrivere l’eterogeneo panorama generazionale, eppure c’è ancora molta confusione in merito.



Ad oggi contiamo fino a sette generazioni che convivono sul pianeta. Gli ultimi arrivati sono i giovanissimi della Generazione Alpha. Figli dei Millennials e venuti alla luce a partire dal 2010, a loro si aggiungeranno i nuovi nati fino al 2025. Convenzionalmente infatti l’arco di tempo che intercorre tra una generazione e l’altra va dai 15 ai 20 anni. Tale scarto definisce differenti aspettative, necessità e aspirazioni, ma soprattutto una diversa visione del mondo.


Stando alla classificazione ISTAT la generazione più vecchia in Italia sarebbe quella detta “della ricostruzione”, e comprenderebbe i nati tra il 1926 e il 1945. A questa generazione protagonista del secondo dopoguerra seguono le due Generazioni del baby boom (1946-1964), la Generazione X (1965-1979), i Millennials o Generazione Y (1980-1994), la Generazione Z (1995-2010) e infine la sopracitata Generazione Alpha.


Generazioni soprattutto di lavoratori, dall’era d’oro del Baby boom fino ai giorni nostri, in cicli trentennali: così l’Harward Business Review sintetizza il quadro italiano. Si parte dal modello militare delle Generazioni del Baby boom, aiutate da un’economia in crescita, la cui forza risiede nella rigida struttura gerarchica e nell’avanzamento per anzianità. Modello quindi imitato dalla Generazione X, che però non riesce a replicarne i risultati: cambia la crescita dei mercati e nascono le prime grandi frustrazioni lavorative. Fare carriera diventa più complicato e nell’era di mezzo la classe dirigente tende a fossilizzarsi. Mentre tramonta il sogno del posto fisso per i Millennials dell’era futura, questi sono spinti verso l’individualismo e la mobilità da un mercato del lavoro pieno di incertezze.


Woodstock, Guerra fredda e allunaggio. Secondo un report del 2013 commissionato dalla banca britannica Barclays al Dr. Paul Redmond della Liverpool University, questi sono alcuni degli eventi segnanti vissuti dai Baby boomers. La Generazione X annovera invece tra le proprie esperienze formative la caduta del muro di Berlino, la distensione dei rapporti tra USA e URSS e l’introduzione dei primi computer. Nello stesso periodo si attesta anche un aumento del numero dei divorzi, segno dell’inesorabile declino dei ruoli di genere e del modello famigliare che erano stati propri dei Maturists (anglismo per indicare la Generazione della ricostruzione).


Ascesa dei social network, proliferazione dei reality show ma non solo: i Millennials sono stati testimoni degli attentati dell’11 settembre e dell’invasione dell’Iraq. La recente presa di coscienza riguardo surriscaldamento globale e crisi energetica, sfociata nelle manifestazioni dei Fridays For Future, sono invece appannaggio dei nati a partire dalla seconda metà degli anni ’90. Queste generazioni sono anche influenzate dal fenomeno dalla produzione dei propri media, dovuta alla natura sempre più mobile della tecnologia.


In un suo discorso del 2005, Rupert Murdoch divideva le varie generazioni in due macro-gruppi: digital immigrants e digital natives. A fare da spartiacque la diffusione in larga scala dei computer che prende il via nella seconda metà degli anni ’60. Gli immigrati digitali apparterrebbero quindi ad un’era pre-computer, mentre i nativi digitali sarebbero i nati e cresciuti parallelamente al suo sviluppo. Proprio per questo motivo, in relazione alla sfera del digitale, si tende a parlare di ‘utilizzo’ per i primi e di ‘partecipazione’ per i secondi.


Analogico e digitale, fisso e mobile. La comunicazione e l’impiego del tempo libero si muovono entro questi termini. Mentre le Generazioni della ricostruzione e del Baby boom sembrano ancora legate a media tradizionali come telefono e televisione, le altre si sono in larga parte mosse verso il web ed i social. In particolare i Millennials, che amano scegliere in prima persona, usufruiscono significativamente dei vari servizi di streaming. E se la Generazione X continua a preferire e-mail ed SMS alla comunicazione più “social” degli smartphone, la Generazione Z ha segnato una svolta in questo senso. Sfruttando i moderni servizi di messaggistica i giovani abbandonano il testo scritto a favore di messaggi vocali e emoji.


Non c’è dialogo senza conoscenza reciproca. Il background e le aspettative di ognuno vanno di pari passo con quelle della generazione di appartenenza. I profili qui tratteggiati devono essere alla base di ogni intervento sociale, economico o politico e non solo a fini di marketing. Solo così i bisogni delle persone, come le loro potenzialità, possono essere intercettati in maniera efficace.