• Matteo Gibellini

Peter Angela e il pianeta del Jazz

Nella Torino degli anni Cinquanta, quella del boom economico e dell’ondata migratoria proveniente dal Meridione, si aggirava un giovanotto musicista poco più ventenne alla ricerca dei grandi jazzisti che tenevano concerti in città.

Peter Angela era il suo nome d’arte. Non proprio un nome da jazzista della profonda New Orleans. In effetti, non ha mai avuto la carriera di John Coltrane o Miles Davis, o perlomeno non ha raggiunto quei livelli in ambito musicale.

Li ha raggiunti però nel campo della divulgazione scientifica. Sì, perché Peter Angela fu il nome d’arte del “padre” dei divulgatori scientifici. Riconosciuto dai più come Piero Angela, scomparso pochi giorni fa a 93 anni. La pietra miliare del giornalismo, l’inventore di Quark e poi Superquark, programmi popolari che da oltre 30 anni vanno in onda, accompagnando intere generazioni.


La sua passione per il jazz fa riscoprire un lato di quest’uomo, noto per altri ruoli. Per sua modestia, poche sono state le comparse in trasmissioni televisive dove accenna qualche ballata, suonando non solo jazz ma anche musica classica. Come non dimenticare “Al chiaro di Luna” di Beethoven, suonato con il pianoforte nello speciale della Rai dedicato ai cinquant’anni dello sbarco sulla Luna.


D’altronde lui fu uno dei pochi giornalisti ammessi alla zona di partenza dell’Apollo 11 per raccontare agli italiani quel momento storico. E lì, come in tutti i suoi viaggi con la macchina del tempo tra i rinoceronti di Sumatra e le iguane marine, tra i Brontosauri e strane specie vegetali, ha narrato le meraviglie della scienza con l’anima di un puro jazzista.


In età giovane il jazz era già una professione. Nei primi anni Cinquanta quel ragazzo spilungone che amava farsi chiamare Peter formò, insieme con il batterista Franco Mondini, un trio jazz in cui si alternarono vari contrabbassisti.


Un via vai di solisti di richiamo, tra cui ad esempio Nini Rosso, Franco Pisano, Nunzio Rotondo e l’ex cornettista di Duke Ellington e Rex Stewart. Insieme a Mondini, Angela avrebbe fatto parte anche del quartetto di Rotondo, oltre ad accompagnare l’amico Franco Cerri.


Qualche giorno fa, Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera ha scritto di quell’intervista fatta nel 1996 ad Angela, dove ha raccontato di quegli anni giovanili. Di quando suonava nella sua città, a Torino, all’Hot Club, dove andavano a sentirlo altri giovani come Enzo Jannacci e Felice Andreasi.


Oppure, degli stratagemmi che adottava per avvicinare i big del jazz. Si informava dell’orario di arrivo, andava a prenderli in stazione, li portava in giro per Torino e quando otteneva confidenza chiedeva di poter suonare con loro. Salì sul palco con Rex Stewart e il suo mito, Dizzy Gillespie.

Ha composto canzoni assieme all’amico Enzo Tortora, come “Barba, capelli e baffi” e frequentava atelier di pittori. Esperienze artistiche che lo rendevano già un uomo curioso e amante della bellezza.


Nel 1952 cessò l’attività musicale per dedicarsi pienamente al giornalismo. Ma non abbandonerà mai quello spirito musicale.


Come si sa il Jazz è un genere diverso da tutti gli altri generi. Si accomunano per disciplina e rigore, con determinate regole da rispettare. Ma ciò che differisce il Jazz da tutto il resto è l’improvvisazione che richiede una componente molto importante: la creatività.


Probabilmente Angela non sarebbe mai diventato quel noto divulgatore che oggi noi conosciamo senza quel guizzo creativo e quella curiosità che gli appartenevano.


L’aspetto creativo nella musica è un elemento essenziale nel processo di improvvisazione, perché non solo consente al musicista di suonare diverse linee melodiche su una stessa sequenza di accordi, ma soprattutto perché genera bellezza e suscita emozioni nell’ascoltatore.


È un po' quello che ha fatto Piero Angela nei suoi format televisivi, dando vita ad un nuovo genere come quello della divulgazione scientifica. Passando per la conoscenza teorica e poi per l’improvvisazione. Ha ritrovato la propria ragion d’essere nello studio approfondito della scienza e nella capacità di divulgarla a milioni e milioni di telespettatori, utilizzando un linguaggio semplice e suscitando stupore.


Un’anima mai perduta e ancora più presente nei tempi supplementari della sua vita. Nel 2021 fonda assieme all’amico e storico jazzista Fabio Albano l’etichetta Jazz City Records e una ventina di giorni prima di lasciare la vita terrena incide un disco.


Nasce e muore jazzista. Ed è bello pensare ora che Piero Angela in alias Peter Angela si trovi su qualche altro pianeta, raggiunto con la sua inseparabile mongolfiera. Ad aspettarlo un pianoforte, sulla quale suonare le note di un nuovo viaggio alla scoperta di nuove forme di vita.